lunedì 28 febbraio 2011

Riapriamo l'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone

È nato un gruppo su Facebook per sollecitare la riapertura al pubblico dell'Eremo di Celestino sul Morrone.


Riapriamo l'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone

sabato 8 gennaio 2011

9 gennaio 2011

ho scoperto un programmino molto interessante che si chiama websnapper ed ha un plugin per Safari

domenica 9 agosto 2009

http://bubble-cast.com

Una politica senza cultura

Esemplare e lucido questo editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 9 agosto. Però dai toni rassegnati. Questa cosa non mi piace, ma l'articolo è da leggere.

UNA POLITICA SENZA CULTURA

lunedì 13 luglio 2009

Una vergogna tutta italiana

Vi linko questo articolo dal blog di Daniele Martinelli, giornalista lombardo in una emittente locale, perché credo si un punto di vista condiviso da molti: G8 all'aquila vergogna tutta italiana

giovedì 22 gennaio 2009

I Donni - cunti e canti di luna e di focu



Un estratto dello spettacolo de "I Donni" a Scilla, nell'ambito de L'altroSenso nella tappa di Scilla (RC) il 1 agosto 2008. Brave, originali, coinvolgenti. Il fuoco e la poesia di Sicilia in una suggestiva lettura femminile. Le artiste sono: Ilaria Bordenca (attrice,danzatrice), Claudia Rizzo (attrice, cantante), Lorena Vetro (musicista, cantastorie), Anna Piscopo (musicista, percussionista).

martedì 16 gennaio 2007

Il nuovo "miracolo" di Steve

Quando si dice "think different". La vedo dura per gli altri produttori di telefoni inutili e complicati.

domenica 14 gennaio 2007

L'ennesimo "miracolo" di Steve


È uscito l'iPhone e le azioni di apple hanno avuto una nuova
impennata. A parte questo c'è l'ennesima conferma che la filosofia
del Think Different paga, eccome. Non solo: l'approccio di Steve Jobs mette in crisi il modello di sfruttamento delle tecnologie che connota la stragrande maggioranza delle imprese. Ovvero proporre sistemi hi-tech solo apparentemente tali e senza che l'interazione delle tecnologie più evolute proponga davvero un suo impiego creativo e, quindi, più produttivo. Jobs ha portato nel terzo millennio quello che l'Italia faceva negli anni sessanta: il riuso delle tecnologie disponibili in maniera creativa. Paradossalmente il Bel Paese del made in italy e di tutti gli altri bla, bla è imbrigliato a quasi tutti i livelli dall'uso (politicamente pilotato da Microsoft) dei prodotti Windows, è agli ultimi posti per diffusione di banda larga, wi-fi e quindi di internet e ha orami più di un (tecnologicamente decotto) telefonino per abitante. Siamo passati dal pensarla "diversamente" al "pensarla come gli altri" al non pensarla proprio.
Meno male che c'è Steve.

lunedì 8 gennaio 2007

Caro On. Rossi, forse cominciamo a capirci.


Mastrogiuseppe e Pizzola lo vanno dicendo dal 2001, lo hanno detto prima delle Primarie (scusate il gioco di parole) continuano a dirlo in tutte le circostanze, anche in quelle dove la politica non c’entra niente. Siamo diventati amici di Adinolfi e GenerazioneU anche per questo. Oggi in un vibrante articolo apparso oggi sul Corriere della Sera, Nicola Rossi deputato DS appena fuoriuscito, mette il dito su diverse piaghe che affliggono il centrosinistra e la possibilità di far nascere di un vero Partito Democratico.
Prima fra tutte la questione del ricambio delle classi dirigenti. Cito testualmente: "Una politica credibile è una politica che rispetta le regole. Che non si limita, giustamente, a chiedere giornalmente ai cittadini di rispettare le regole ma che rispetta essa per prima le regole che alla politica si applicano. E ce n'è una, in molti paesi e soprattutto in quelli che il maggioritario ce lo hanno da tempo, che non è nemmeno scritta: chi perde abbandona il campo. Definitivamente (salvo straordinarie eccezioni). Sia che perda elettoralmente, sia che perda politicamente (chiedere, per ulteriori dettagli, a Margaret Thatcher). E non è una astruseria. Ma una semplice - rozza, lo ammetto - norma di garanzia. Intesa ad evitare che chi c'è usi del proprio indubbio potere per rimanere. E, gentilmente, si eviti a questo punto di alzare il dito per osservare che nuove classi politiche all'orizzonte non si vedono. Perché non sappiamo se l'impresa entrante ci offrirà prodotti di qualità migliore e a un prezzo inferiore, ma consideriamo un bene pubblico il fatto che possa provarci e lo tuteliamo come tale. La politica italiana - credo di averlo detto e scritto in tempi non sospetti - è oggi guidata (al di là dei meriti o dei demeriti dei singoli) da due leadership entrambe sconfitte. E quindi automaticamente, inevitabilmente, al di là della loro volontà e delle loro capacità, non più credibili."
Bravissimo On. Rossi, forse cominciamo a capirci. Benevenuto tra noi.

giovedì 4 gennaio 2007

La fede nei parchi

Sul "progetto" di Parco della Fede lanciato da Franco Iezzi si è detto e si potrebbe dire di tutto, tranne che si tratta di una idea sensata. Perlomeno non lo è rispetto all'impostazione di cui ho notizia. Caso chiuso.
Mi lascia perplesso però l'articolo de Il Tempo di ieri (3 gennaio) nel quale il Sindaco La Civita, intervistato da Fuggetta, si lascia andare ad un possibilismo molto old style DC, nonostante qualche distinguo ed il ricorso alla solita commissione di "saggi" che dovrebbe individuare la giusta formula per fare turismo religioso intorno a Celestino V.
Mi consola il fatto che quando un politico ricorre alle commissioni si tratta di inequivocabile segnale di attendismo di puro stile, appunto, democristiano.
Vedasi anche la commissione "per lo sviluppo" presieduta dal Prof. Mauro e che, stando alle solite malelingue, è ritenuta inutile dallo stesso presidente.
In quanto ai parchi ne abbiamo visti di tutti i tipi: scentifici-tecnologici, letterari, naturali, archeologici, storici e via discorrendo.
Questo dimostra che in Italia se c'è una fede che ci unisce tutti è quella nella proliferazione del parchi di tutti i tipi, più della fede che dovrebbe portare migliaia di visitatori alla settimana in una disneyland in salsa biblica.

mercoledì 3 gennaio 2007

I buoni propositi del dott. Susi

Ad ogni inizio d'anno si ripropone insesorabile la litania dei buoni propositi che ognuno, a seconda delle proprie preferenze, sottopone al resto del mondo. Non sfugge alla consuetudine Palmiero Susi, ex presidente della Provincia dell'Aquila, che in una appassionata lettera riportata dai giornali locali, esordisce con un mea culpa a nome dell'intera classe politica peligna e auspica un completo ricambio generazionale nei gruppi dirigenti di tutti i partiti i quali, a suo dire, sono vecchi, privi di idee e irrimediabilmente scaduti in dignità e credibilità. Il sottoscritto, vittima di un ottimismo ai limiti dell'autolesionismo e portatore sano di una malattia che si chiama "possibilismo", ha sgranato gli occhi incredulo al cospetto di tanta, sia pure tardiva, lungimiranza ed umiltà. Per un brevissimo ma intenso istante (il tempo di scorrere le righe successive) ho creduto al miracolo dell'assunzione di responsabilità da parte di un esponente di spicco di una generazione di politici palesemente fallimentare, indiscutibilmente inutile, crudelmente ridicola nella sua inconcludenza e malafede, spaventosa nella sua abissale incompetenza. Ho creduto ad un segnale rivolto ai politici locali suoi coetanei, ad una sorta di Gran Rifiuto celestiniano, ad un invito ad abdicare dignitosamente al cospetto di qualcosa che è più grande di noi tutti e che Palmiero, insieme a gran parte degli esponenti della sua generazione, nonostante sforzi sovrumani non è riuscito proprio a fare: il bene comune. Ma del resto la natura delle cose difficilmente muta. L'illusione si è infranta nel giro di poche parole quando Palmiero si è prontamente ripreso asserendo che però, siccome un ricambio generazionale non c'è, in soldoni tocca alla "vecchia guardia" restituire dignità alla politica. Ora: se Palmiero intende come ricambio generazionale il suo (ex?) pupillo, o qualche mio amico "giovane" dirigente della Margherita DL , o meglio ancora la più catto che comunista segreteria dei DS, o ancora qualche altra esausta "nuova promessa" (di centrodestra o centrosinistra nessuno lo sa perchè non si capisce), eletta fatalmente da elettori disperati in consiglio comunale, ebbene ha perfettamente ragione. Se invece pensa che in città un ricambio possibile non c'è si sbaglia, ma di grosso. Semmai dovrebbe interrogarsi sul perchè almeno una dozzina di uomini e donne 35/45 enni di mia conoscenza, che certamente avrebbero le caratteristiche per dare contributi determinanti alla ripresa della città e del territorio rifuggono, chissà per quale balzana stravaganza, partiti con tesseramenti truccati, con congressi finti, con gruppetti di sottopotere che ottengono prebende non giustificate da qualsivoglia merito, esperienza o competenza reale. Molta gente per bene non fa politica non perchè non gli interessa, ma piuttosto perchè se uno come Palmiero (e mi riferisco a lui solo perchè ha creato il caso) produce un distillato di ipocrisia di tal fatta, l'unica cosa che emerge è che la Politica come attività rivolta al bene della Polis è morta e sepolta. E la gente per bene, i giovani che devono rincorrere lavori instabili, che non ottengono credito per avviare attività o comprare casa, che non avranno pensione, che non godono di nessuna rete di sostegno sociale, che fanno gli imprenditori nonostante la zona depressa, che fanno gli avvocati ormai solo per divorzi e separazioni, che fanno i commercialisti in concorrenza con i CAF, che fanno i commercianti resistendo alla concorrenza di Pescara e dei centri commerciali, che si inventano - giorno per giorno - una vita accettabile, la politica con quelli come Palmiero e i suoi fratelli non la vogliono fare. E se i modelli sono questi, c'hanno pure ragione.