mercoledì 3 gennaio 2007

I buoni propositi del dott. Susi

Ad ogni inizio d'anno si ripropone insesorabile la litania dei buoni propositi che ognuno, a seconda delle proprie preferenze, sottopone al resto del mondo. Non sfugge alla consuetudine Palmiero Susi, ex presidente della Provincia dell'Aquila, che in una appassionata lettera riportata dai giornali locali, esordisce con un mea culpa a nome dell'intera classe politica peligna e auspica un completo ricambio generazionale nei gruppi dirigenti di tutti i partiti i quali, a suo dire, sono vecchi, privi di idee e irrimediabilmente scaduti in dignità e credibilità. Il sottoscritto, vittima di un ottimismo ai limiti dell'autolesionismo e portatore sano di una malattia che si chiama "possibilismo", ha sgranato gli occhi incredulo al cospetto di tanta, sia pure tardiva, lungimiranza ed umiltà. Per un brevissimo ma intenso istante (il tempo di scorrere le righe successive) ho creduto al miracolo dell'assunzione di responsabilità da parte di un esponente di spicco di una generazione di politici palesemente fallimentare, indiscutibilmente inutile, crudelmente ridicola nella sua inconcludenza e malafede, spaventosa nella sua abissale incompetenza. Ho creduto ad un segnale rivolto ai politici locali suoi coetanei, ad una sorta di Gran Rifiuto celestiniano, ad un invito ad abdicare dignitosamente al cospetto di qualcosa che è più grande di noi tutti e che Palmiero, insieme a gran parte degli esponenti della sua generazione, nonostante sforzi sovrumani non è riuscito proprio a fare: il bene comune. Ma del resto la natura delle cose difficilmente muta. L'illusione si è infranta nel giro di poche parole quando Palmiero si è prontamente ripreso asserendo che però, siccome un ricambio generazionale non c'è, in soldoni tocca alla "vecchia guardia" restituire dignità alla politica. Ora: se Palmiero intende come ricambio generazionale il suo (ex?) pupillo, o qualche mio amico "giovane" dirigente della Margherita DL , o meglio ancora la più catto che comunista segreteria dei DS, o ancora qualche altra esausta "nuova promessa" (di centrodestra o centrosinistra nessuno lo sa perchè non si capisce), eletta fatalmente da elettori disperati in consiglio comunale, ebbene ha perfettamente ragione. Se invece pensa che in città un ricambio possibile non c'è si sbaglia, ma di grosso. Semmai dovrebbe interrogarsi sul perchè almeno una dozzina di uomini e donne 35/45 enni di mia conoscenza, che certamente avrebbero le caratteristiche per dare contributi determinanti alla ripresa della città e del territorio rifuggono, chissà per quale balzana stravaganza, partiti con tesseramenti truccati, con congressi finti, con gruppetti di sottopotere che ottengono prebende non giustificate da qualsivoglia merito, esperienza o competenza reale. Molta gente per bene non fa politica non perchè non gli interessa, ma piuttosto perchè se uno come Palmiero (e mi riferisco a lui solo perchè ha creato il caso) produce un distillato di ipocrisia di tal fatta, l'unica cosa che emerge è che la Politica come attività rivolta al bene della Polis è morta e sepolta. E la gente per bene, i giovani che devono rincorrere lavori instabili, che non ottengono credito per avviare attività o comprare casa, che non avranno pensione, che non godono di nessuna rete di sostegno sociale, che fanno gli imprenditori nonostante la zona depressa, che fanno gli avvocati ormai solo per divorzi e separazioni, che fanno i commercialisti in concorrenza con i CAF, che fanno i commercianti resistendo alla concorrenza di Pescara e dei centri commerciali, che si inventano - giorno per giorno - una vita accettabile, la politica con quelli come Palmiero e i suoi fratelli non la vogliono fare. E se i modelli sono questi, c'hanno pure ragione.

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